Questi progetti si inseriscono nel contesto del Critical Raw Materials Act dell’UE, che mira a soddisfare una percentuale significativa della domanda europea di materie prime critiche attraverso l’estrazione, la trasformazione e il riciclo entro il 2030. Parallelamente, il progetto europeo ACROBAT, con la partecipazione di ENEA per l’Italia, mira a recuperare oltre il 90% delle materie critiche contenute nelle batterie al litio ferro fosfato a fine vita, utilizzando un processo innovativo e a basso impatto ambientale. Questo progetto prevede il recupero di litio, fosforo e grafite, contribuendo ulteriormente alla riduzione della dipendenza dalle importazioni. L’obiettivo, da parte italiana, è di ridurre la dipendenza dall’estero di circa un terzo entro i prossimi quindici anni. E in tutto questo, sebbene scollegato dalla questione “terre rare”, rimane lo spettro di un ritorno al nucleare, che raccoglie i consensi della maggior parte degli italiani. Sul “dove”, “come” ed “entro quando” c’è meno chiarezza, ma l’intenzione è quella di dipanare i dubbi il prima possibile.
prime critiche, evidenziando l’impegno del paese verso l’economia circolare e la sostenibilità. Il primo progetto, situato in Toscana, si concentra sul recupero del palladio dai catalizzatori esausti, materiali comunemente utilizzati nei sistemi di scarico dei veicoli. Questo metallo prezioso è fondamentale in vari settori industriali, e il suo recupero contribuisce a ridurre la dipendenza dalle importazioni. Nel Lazio, il secondo progetto utilizza l’idrometallurgia per estrarre materiali critici da rifiuti industriali. Questo metodo consente di recuperare metalli preziosi con un impatto ambientale inferiore rispetto ai processi tradizionali. La Sardegna ospita il terzo progetto, che prevede la creazione di un hub per il trattamento delle batterie a fine vita. L’obiettivo è recuperare materiali come litio, cobalto e nichel, essenziali per la produzione di nuove batterie e dispositivi elettronici. Infine, in Veneto, il quarto progetto si focalizza sul riciclo dei magneti permanenti estratti da dischi rigidi e motori elettrici, permettendo il recupero di terre rare come neodimio e disprosio, cruciali per numerose applicazioni tecnologiche.
L’Unione Europea ha recentemente selezionato quattro progetti italiani per il recupero di materie Il futuro delle risorse minerarie italiane potrebbe basarsi sul recupero delle terre rare dai rifiuti elettronici, riducendo così la dipendenza dalle importazioni e promuovendo un modello di economia circolare. Questo è un obiettivo condiviso con le istituzioni europee: Bruxelles vuole che il 10% del fabbisogno continentale venga estratto in Europa, che il 25% venga riciclato e il 40 % lavorato, sempre dalle nostre parti. Tutto questo entro il 2030, cioè in circa cinque anni. Secondo Stéphane Séjourné, Commissario per l’Industria, si tratta di un obiettivo raggiungibile, così come sarebbe possibile arrivare a soddisfare la domanda interna di litio entro lo stesso periodo di tempo. Le moderne tecniche geologiche potrebbero portare alla scoperta di nuovi giacimenti, contribuendo a una maggiore autosufficienza nelle forniture di materie prime.
La presenza di lignite e carbone nel sottosuolo, pur essendo limitata e di scarsa qualità, ha comunque avuto un ruolo nella storia mineraria del paese, in particolare durante i periodi di crisi energetica. La Sicilia ospita importanti giacimenti di salgemma, risorsa ancora sfruttata ai giorni nostri per l’industria alimentare e chimica. Nonostante la riduzione d’importanza del settore estrattivo, il rinnovato interesse per le risorse strategiche ha portato a nuove ricerche. Elementi chimici come lantanio, neodimio, praseodimio e disprosio, sono fondamentali per la produzione di dispositivi elettronici, magneti ad alte prestazioni, batterie per veicoli elettrici e tecnologie per le energie rinnovabili. L’Italia non è nota per grandi giacimenti di terre rare, ma studi recenti indicano la presenza di quantità interessanti in alcune aree del paese. In Sardegna, alcune ricerche hanno evidenziato la loro presenza nei giacimenti di minerali ferrosi e nei depositi alluvionali, suggerendo la possibilità di future estrazioni sostenibili. Nelle Alpi occidentali, in particolare nelle valli piemontesi, alcune formazioni geologiche contengono minerali rari che potrebbero essere valorizzati con nuove tecnologie estrattive. Anche nell’Appennino centrale e meridionale, tra Abruzzo e Calabria, si trovano concentrazioni di minerali che potrebbero aprire nuove prospettive per l’industria mineraria nazionale. Inoltre, i terreni di origine vulcanica, come quelli della Toscana, sono stati studiati per la possibile presenza di questi elementi, in quanto le rocce vulcaniche risultano ricche di minerali strategici.
In epoca romana e medievale erano attivi numerosi giacimenti di ferro, rame, argento, piombo e mercurio. Molte di queste miniere sono state sfruttate fino all’esaurimento o abbandonate a causa di mutamenti economici e tecnologici. Lo zolfo, estratto in Sicilia, è stato una delle principali risorse minerarie nazionali fino alla metà del XX secolo, contribuendo in modo significativo all’industria chimica e alla produzione di fertilizzanti. La miniera di Monte Amiata, in Toscana, è stata per lungo tempo un’importante fonte di mercurio, materiale impiegato nella fabbricazione di strumenti scientifici e nella lavorazione di metalli preziosi. Le cave di Carrara continuano a fornire il pregiato marmo bianco conosciuto in tutto il mondo. In Sardegna, i giacimenti di piombo e zinco dell’Iglesiente e del Sulcis hanno rappresentato un polo minerario di grande rilievo, favorendo l’economia locale per secoli.
Nell’epoca d’oro dell’isolazionismo e dell’auto-sussistenza, un forte impulso verso la riscoperta di tradizioni accantonate sembra essersi impossessata degli europei. Dalle nostre parti, in particolar modo, si vuole tornare a scavare. Stavolta anfore o ville d’epoca romana non c’entrano. L’Italia, pur non essendo considerata un paese particolarmente ricco di risorse minerarie rispetto ad altre nazioni, possiede comunque un patrimonio geologico significativo. Nel corso della storia, il suo territorio è stato sfruttato per numerosi minerali e metalli, alcuni dei quali ancora oggi rappresentano una risorsa importante per l’industria nazionale e internazionale. La conformazione geologica del paese, con la presenza di catene montuose, vulcani e sedimenti marini, ha favorito la formazione di depositi minerari sfruttati sin dall’antichità. Tuttavia, il settore minerario italiano ha subito profondi mutamenti, passando da una fase di intensa attività estrattiva a una progressiva riduzione delle operazioni, determinata sia dall’esaurimento delle risorse sia dall’aumento delle importazioni. Molto più facile esternalizzare problemi e ricadute ambientali verso l’estero, puntare sui servizi e godersi i frutti dei contratti con il secondario di qualche Paese africano o sudamericano. Adesso che si è tornati a “pensare ognuno per sé” è bene guardare al proprio giardino di casa, nella speranza di ridurre, se non eliminare totalmente la dipendenza, da attori esterni che un giorno, non sia mai, potrebbero diventare nemici.